• L’unicità è il segno distintivo dei grandi progetti: possiamo parlare di Apple che con iPhone ha rivoluzionato il concetto di “telefonino” o del raviolo aperto di Gualtiero Marchesi.
    Il minimo comun denominatore resta il guizzo che ha permesso la realizzazione di un’idea nuova che ha saputo farsi largo grazie, appunto, all’ unicità che la contraddistingueva.

    Il mondo della chitarra elettrica è molto conservatore, questo ha costretto le nostre sei corde su dei binari molto stretti, ma negli ultimi anni qualcosa sta cambiando: viene da pensare a Mason, marchio recentemente acquisito da Matthew Bellamy che è anche il più famoso endorser della casa; oppure, scavando un po’ più indietro, a Parker e Steinberger che hanno saputo rivedere ed innovare il nostro strumento in maniera profonda, regalando delle soluzioni raffinatissime.

    L’ oggetto di questa prova è una chitarra di produzione italiana, la Lamina HB DaVinci che ha le carte in regola per essere una vera novità con alcune idee uniche ed originali nascoste, non troppo bene per fortuna, dalle buche ad effe.

    La prima volta che ho potuto provare una Lamina ero al Second Hand Guitar 2017, ero riuscito a mettere le mani su di un prototipo di quello che sarebbe stato il futuro del marchio, ma in forma embrionale. C’erano sicuramente dei punti positivi come il suono, quell’ attacco che era già un punto forte, ma anche un manico non ancora all’altezza.
    Il tempo che è passato si fa sentire perché quella che ho tra le mani ora è una chitarra dalla voce propria, già matura nonostante la sua giovane età, con un manico comodo su cui puoi sentirti a casa in pochi secondi e con alla base un’ intuizione che  vede l’utilizzo di un materiale che non è mai stato utilizzato in questo modo su una chitarra elettrica.


    Stiamo parlando, come lasciare presagire l’ “HB” nel nome, di una chitarra hollow body, che vede al suo interno un sistema di lamine di alluminio che sono direttamente connesse con il ponte entrando in risonanza mentre lo strumento viene suonato. Le particolarità non si fermano qui, ma proseguono nell’ elettronica che, al fianco dei pickup artigianali Bertozzi di cui è equipaggiata, vede un piezo che può essere unito al suono dei magneti per creare sonorità particolari e interessanti, in particolare sui suoni puliti: mettiamo il selettore dei pickup al centro e lo split attivo su entrambi, di modo da usarli in modalità single coil, alziamo il volume del piezo ed otteniamo un clean perfetto per gli arpeggi, con un attacco molto particolare e pungente, perfetto per far da pari con un bel riverbero e un po’ di chorus .

    Il resto dell’articolo è disponibile sul numero di Novembre 2019 di Guitar Club!

    0