• Poche cose sono nate perfette come la Stratocaster e la Telecaster. Forse la Nutella e la pasta alla carbonara, ma già sul risotto allo zafferano nutro dei dubbi, per esempio.
    Negli anni ’50 sono nate due Fender che ancora oggi suoniamo con piacere, con minimi cambiamenti che non hanno mai toccato in profondità l’anima di queste splendide chitarre.
    Oggi dunque parliamo delle Fender Vintera che propone le riedizioni di tutti i modelli più famosi: Stratocaster, Telecaster, Jaguar, Jazz Master e la troppo spesso dimenticata Mustang.



    StrumentiMusicali.net mi ha inviato una Fender Vintera Telecaster 50s Modified in un bellissimo Butterscotch blonde ed una Fender Vintera Stratocaster 60’s Ice Blue Metallic, veramente stupenda.

    La Telecaster è una “Modified”, per cui vede qualche piccola differenza – migliorativa, a mio parere- rispetto alla versione classica, ma andiamo con ordine.
    Corpo in ontano, manico in acero con forma a V, radius 9.5” e tasti medium jumbo che la rendono morbida da suonare e comoda in ogni posizione.
    Quel che maggiormente la discosta dal modello a cui fa riferimento è sicuramente l’elettronica: il selettore è a quattro posizioni. Dalla seconda in avanti ripropone i classici suoni Telecaster a cui siamo abituati cioè pickup al manico nella seconda, entrambi i pickup nella terza e pickup al ponte nella quarta. La prima posizione, invece, vede l’utilizzo di entrambi i pickup in serie, di modo da ottenere il suono di un humbucker che ricorda quel che si sentiva mettendo la posizione “al manico” sulle Telecaster fino alla metà degli anni 60: all’ epoca in quella configurazione si ascoltava il pickup al manico con il tono completamente chiuso che regalava un suono pieno e tondo che ricordava quelle delle semiacustiche a cassa alta utilizzate in quegli anni per suonare jazz.



    La Stratocaster 60s invece è più classica, pur avendo il selettore a 5 posizioni che è arrivato soltanto nel 1976.
    I suoni sono quelli che ci si aspetta, il manico è comodo pur avendo un radius di 7.25”, ma grazie ai tasti alti ci si sente subito a casa.
    Mi ha colpito molto il pickup al manico, veramente bellissimo, in particolare sulle distorsioni; quello al ponte, alla stessa maniera, può diventare molto cattivo e sopportare distorsioni hard rock senza alcun problema.
    Le posizioni intermedie sono perfette per il funk, mentre il pickup al centro porta con sè il suono di Stevie Ray Vaughan, limpidi e preciso: regolate il vostro amplificatore per ottenere un suono appena sporco, picchiate con la mano destra e … provare per credere.

    Insomma, due chitarre messicane, ma che non fanno rimpiangere per nulla la più costosa produzione americana. A questo prezzo sono sicuramente un best buy.

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