• Epiphone, come molti ben sanno, è la linea entry level ufficiale di Gibson, che ripropone le copie degli strumenti della casa madre ad un prezzo più abbordabile, ma non solo, infatti ha a catalogo un buon numero di strumenti originali non presenti nel catalogo Gibson.
    L’Epiphone EB-3 appartiene al gruppo delle copie, si tratta infatti della versione economica del celebre Gibson EB-3, oggi ribattezzato SG e conosciuto anche col nome di “Diavoletto“, come la chitarra di cui ricalca la forma.
    Si tratta sì di una copia, ma non fedelissima, infatti differisce per alcune caratteristiche, anche particolarmente importanti, rispetto al modello standard.

    La prima grandissima differenza si trova al manico, infatti il Gibson è a scala corta quindi con un diapason di 30″, mentre l’Epiphone è a scala lunga (diapason da 34″).
    Questo comporta a una migliore definizione e tensione delle corte, ma purtroppo enfatizza il difetto più noto del basso: lo sbilanciamento, dovuto ad un manico più pesante rispetto al corpo di piccole dimensioni e quindi più leggero, con un posizionamento infausto degli strap lock.
    Il manico è in Mogano, profilo a D sottile, 22 tasti con inlays a trapezio e con tastiera in palissandro nei vecchi modelli, mentre per quelli odierni non ci è dato saperlo.
    Le meccaniche sono aperte in stile vintage di dimensioni e peso generosi.

    Il manico poi è incollato al corpo, sempre in Mogano, dove si trovano i due pick up, un humbucker Sidewinder al manico e un mini humbucker NYT al ponte, controllati da 4 potenziometri 2 per i volumi e 2 per il tono di ogni singolo pickup, con un selettore rotativo a 3 posizioni per selezionare i pickup, anche qui differente dal modello originale, nel Gibson si trattava di uno switch a 4 posizioni che interveniva anche sulla circuitazione dei pickup.
    Completano il tutto un ponte in stile vintage e il battipenna nero 3 strati, su una verniciatura poliuretanica Cherry Red che lascia trasparire le venature del legno.

    Allora, una delle critiche più feroci che vengono fatte a questo basso è sul suono e la sua scarsa versatilità: cupo, poco definito e fangoso, e questo è in parte vero, col solo pickup al manico il suono è caldo, molto profondo e con pochissimi alti (non a caso l’humbucker Sidewinder è stato soprannominato Mudbucker), ma miscelandolo col pickup al ponte il suono guadagna in alte frequenze e definizione, anzi settando l’altezza del mini humbucker al ponte più vicino alle corde, il suono del basso schiarisce molto, usando poi delle corde molto brillanti ecco che il basso è tutt’altro che cupo e indefinito, anzi la ricchezze delle frequenze basse lo rende ottimo per riempire il suono un una band non solo in contesti blues o di rock classico.
    Abbinato ad un fuzz la pasta sonora è fenomenale, il suo timbro scuro e carico di basse bilancia le distorsioni permettendo di mantenere una buona dose di low end nel suono.

    La suonabilità è buona, a patto di venire a patti con lo sbilanciamento del basso (Neck Dive) e con l’action che non può essere rasoterra, per via del tipo di ponte adottato, a migliorare la situazione è sicuramente il peso, essendo abbastanza leggero permette di suonarlo senza affaticarsi troppo.

    PRO:

    • Rapporto qualità/prezzo molto alto.
    • Piuttosto leggero rispetto ad altri bassi.
    • Il suono particolare è più versatile di quello che sembra.

    CONTRO:

    • Lo sbilanciamento è molto accentuato.
    • Il basso per quanto sia più versatile di quello che sembri, qualche limitazione sonora ce l’ha

    In conclusione: Un basso con un design iconico, realizzato bene e con un prezzo basso, anche il suono è molto particolare, che a discapito della nomea è più versatile di quel che sembra.
    Il più grosso problema però è il tipico sbilanciamento del manico verso il basso, che può risultare scomodo suonando.

     

    See ya!

    Cesare
    thenerdbass.altervista.org

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