• Salve amici di “The GasTube”. Oggi ci tuffiamo in un articolo davvero speciale. Andrò a recensire la chitarra elettrica che ho acquisito qualche mese fa e della quale conosco oramai tutti i suoni e tutte le caratteristiche. Sto parlando della replica fedele della chitarra autocostruita da Brian May(chitarrista dei Queen) e da suo padre Harold negli anni ’60 e che lo accompagna ancora oggi sia in tour che in studio. In un precedente articolo ho descritto la chitarra usata dallo stesso May mentre oggi recensirò quella in mio possesso ovvero la replica costruita dalla “Brian May Guitars UK”, l’azienda fondata dal chitarrista britannico nel 2004 e che ormai ha assorbito quasi la totalità del merchandising legato al chitarrista. Premetto che quest’articolo non vuole essere un confronto tra le 2 chitarre(salvo dove necessario) ma mi limiterò soltanto a recensire la mia chitarra. Per un confronto diretto basta rileggere l’articolo che vi ho dedicato tra quelli della serie e trarne le dovute conseguenze. Premetto anche che, da chitarrista, sarebbe difficile per chiunque dare un giudizio approfondito sullo strumento semplicemente dopo questa lettura, in quanto chitarre, pedali, amplificatori e ogni componente della strumentazione va provato con le proprie mani e ascoltato con le proprie orecchie dal vivo per darne un giudizio sereno e veritiero secondo le proprie aspettative ed esigenze.  Cercheremo comunque di dare un’idea sul tipo di strumento di fronte al quale ci troviamo con questa recensione e di far capire a chi non ne fosse a conoscenza quali sono gli aspetti che rendono straordinaria questa chitarra rispetto a qualunque altra chitarra elettrica. 

    La mia replica è parte di una serie(se così possiamo definirla!) pressocchè limitata pensata apposta per accontentare i fan instancabili di Brian May con una chitarra identica alla Red Special originale. La stessa casa costruttrice londinese produce ormai dal 2004 una replica commerciale della Red Special rivolta alla produzione di massa con un prezzo accessibile e un’ottima qualità di materiali ma che presenta differenze costruttive(quindi, anche sonore) con l’originale piuttosto rilevanti come i materiali usati, un ponte stile Fender Stratocaster con le sellette e le molle dietro il corpo della chitarra, un manico di dimensioni molto ridotte, l’ancoraggio di pickup e parte elettrica al battipenna e il manico incollato al corpo anzichè avvitato.

    Ma adesso concentriamoci più specificamente sul mio strumento analizzandolo da cima a fondo in ogni sua sfumatura. Partiamo dai legni usati. Il corpo è in mogano, pensato per dare un suono leggermente più presente e definito. 2 spalle mancanti con base ovale. Il corpo è composto da 2 pezzi di mogano, dalla cui commistione è stato possibile ricavare 2 grandi camere tonali che servono ad aumentare il sustain della chitarra, innescare facilmente l’effetto feedback e dare un suono ancora più presente e definito. Lo stesso mogano è usato anche per la costruzione del manico, che va a rispettare le dimensioni di quello della chitarra originale che potremmo quantificare all’incirca come 3 volte più grande di un manico “Les Paul”. Per essere più precisi, il manico ha una larghezza generale di 46 mm una profondità che va dai 26.5 mm al secondo tasto ai 29.8 mm al quattordicesimo tasto. La tastiera è invece in ebano non laccato, a differenza dell’originale che i May originariamente laccarono ed ha un radius di 184.2 mm(per intenderci, un 7.25″ che molto facilmente si trova sulle strato). Su di essa poggiano 24 tasti(per avere quindi 2 ottave complete) più il tasto zero marca Jim Dunlop 6130. I segnatasti sono in madreperla e rispettano gli stessi riferimenti della chitarra di Brian, leggermente differenti da quelli in stile Fender. C’è un dot al terzo, quinto, nono, quindicesimo, diciassettesimo e al ventunesimo tasto. Ne abbiamo 2 al settimo e al diciannovesimo. Mentre 3 dot sono presenti al dodicesimo e al ventiquattresimo tasto a segnare in maniera evidente le 2 ottave.  Il manico è incollato alla chitarra diversamente da quanto avviene nell’orginale, dove corpo e manico sono uniti da un grosso bullone(quindi avvitato). La scelta qui non è casuale: avere un manico incollato conferisce ancora più vibrazioni alle corde(quindi sustain) andando quindi a concretizzare un preciso principio costruttivo. Si pensi alla differenza di sustain in favore delle Gibson, che hanno il manico incollato, rispetto alle Fender che invece hanno i manici incollati grazie alla presenza di 4 viti. Il manico è ovviamente percorso in tutta la sua lunghezza dal truss-rod, che ne garantisce stabilità e precisione. Viste le grosse dimensioni del manico, non ho mai avuto bisogno di intervenire per regolarlo ne dubito avrò in futuro la necessità di farlo. Quest’operazione in genere è fondamentale per chitarre con manici più fini e quindi più inclini ad essere meno stabili in un lungo periodo di tempo. Proseguendo ancora verso l’alto troviamo la guida delle corde in bakelite nera, che rappresenterebbe il nut, cioè il punto da dove si inizia a misurare l’intera scala della chitarra. In cima vi è infine la paletta, anch’essa in mogano, ovviamente, e a forma triangolare che ricorda un diamante. Al centro di essa, in verticale, vi è la scritta “Brian May Super” in bianco mentre in corrispondenza dell’angolo superiore vi è un logo a forma di stella che richiama la passione e l’interessa di Brian May per l’astrofisica. Sulla paletta trovano posto 6 meccaniche Gotoh autobloccanti, molto precise, tre per ogni lato. Queste meccaniche sono famose per conferire alla chitarra grande stabilità riguardo la tenuta dell’accordatura. Inoltre Brian le montò sulla sua chitarra personale nei primi anni ’90 dopo aver provato diversi modelli. Per le parti in plastica, che consistono nel battipenna, il copri truss-rod posizionato sulla paletta e la mezzaluna che copre la cavità dove sono presenti le molle del tremolo, è stato usato del Perspex di colore nero.  La verniciatura è di colore rosso, assimilabile ad un rosso ciliegia, con finitura lucida. Inoltre, su di essa, è stato applicato il cosiddetto “see-through”, ovvero, è possibile vedere le venature del legno anche attraverso la vernice, che quindi non le ricopre del tutto. Tale finitura riveste il corpo, avanti e indietro, il manico e la paletta. Il binding è presente sia sul lato superiore che sul lato inferiore del corpo ed è di colore bianco semplicemente riverniciato sopra la finitura rossa.  La chitarra è equipaggiata con un set di 3 pickup(manico, centro e ponte) single-coil Tri-sonic della Burns originali degli anni 60 ai quali un tecnico inglese di nome Adrian Turner ha applicato le stesse modifiche e migliorie che Brian May nel tempo ha applicato sui magneti della sua chitarra. Di fatto, quindi, la mia replica monta gli stesso pickup attuali della Red Special originale. I miei Tri-sonic hanno sovraincisa la sigla “BMG SUPER”. Tali pickup non sono destinati al commercio ma esclusivamente pensati e costruiti per equipaggiare questa chitarra. I meccanismi che decidono quale pickup utilizzare per suonare sono del tutto ibridi, che non rispecchiano affatto i classici switch singoli a  3 o 5 posizioni della Gibson o della Fender. La Red Special Super monta 6 switch di colore bianco a 2 posizioni, divisi in 3 file. Gli switch della fila superiore determinano l’accensione e lo spegnimento di ogni singolo pickup, i quali sono tra di loro completamente indipendenti. Per assurdo possiamo averli tutti e 3 spenti(ma la chitarra non suonerebbe), tutti e 3 accesi o attivi soltanto quello al ponte e quello al manico( queste ultime 2 combinazioni non presenti su chitarre tipo Strato nonostante montino 3 magneti). La fila inferiore di switch controlla invece la fase dei singoli pickup. Questi hanno una influenza minima quando è attivo un solo magnete. Il loro lavoro principale è svolto quando sono attivi 2 o tre pickup. Ovvero. Prendiamo per esempio di avere attivi i pickup al manico e quello al centro. Se i rispettivi switch della fase saranno rivolti verso la stessa direzione( non importa se tutti e 2 in basso o tutti e 2 in alto) la chitarra emetterà un certo tipo di suono. Se gli switch della fase sono rivolti in posizioni opposte(è indifferente quale dei 2 sia in alto e quale in basso) la chitarra emetterà un suono totalmente diverso. E’ importante segnalare che quanto sono attivi tutti e 3 i pickup, questi possono essere o tutti e 3 in fase fra di loro, o ci saranno sempre almeno 2 pickup in fase tra di loro che lavorano “contro” il terzo in controfase in quanto, per ragioni elettroniche che non vale la pena qui di spiegare,  tutti e 3 i pickup non possono suonare sfasati tra di essi. La chitarra presenta normali controlli di volume e tono con knob in alluminio di forma rotonda e potenziometri della CTS da 250KiloOhm logaritmici. La particolarità più rilevante della parte elettrica al livello costruttivo sta nel fatto che i 3 pickup, i 6 switch e i 2 potenziometri non sono ancorati al battipenna come avviene normalmente sulle chitarre di produzione aziendale, ma sono ancorati direttamente al legno, quindi al corpo della chitarra. Tale scelta va a rispettare fedelmente il design della chitarra originale. I May adottarono questo sistema per poter smontare il battipenna, in caso di manutenzione, facilmente e velocemente senza dover rimuovere tutte e 6 le corde. Infatti, per rimuovere il battipenna, è sufficiente rimuovere le 6 viti che lo tengono ancorato al legno e i 2 knobs dei controlli di volume e di tono. Passando alla parte hardware, la chitarra è equipaggiata con un ponte floating, quindi con la leva del tremolo. I May lo costruirono interamente da se. Il sistema montato sulla mia replica è ovviamente fedele all’originale e ne rappresenta la versione finale ed evoluta soprattutto per l’impiego di materiali aziendali di alta qualità. E’ importante notare che la leva del tremolo non alloggia sul ponte, ma su un’unità separata, particolare anche questo decisamente anomalo almeno per quanto riguarda le chitarre di produzione. Partiamo dal ponte: il ponte della Super è quasi identico a quello presente sulla chitarra di Brian, non cambiano comunque efficienza e principi di funzionamento. Di marca Wilkinson, è piazzato immediatamente sotto al pickup al ponte(appunto) ed ha 6 rulli(come l’originale, uno per ogni corda), sui quali scorre la corda. Il ponte segna la fine della scala della chitarra, ovvero la misura percorsa dalla corda nella sua lunghezza compresa tra il nut in bakelite e il ponte, per l’appunto. Tale misura è di 610mm. In corrispondenza di ogni selletta e presente una sorta di vite, che svitata leggermente con una brugola, permette di allentare i rulli da loro postazione e riposizionarli qualche micron più avanti o indietro per regolare l’intonazione di ogni singola corda.  Più in basso rispetto al ponte, all’ altezza dei potenziometri, troviamo la mezzaluna in Perspex, che ricopre, con una vite, la cavità all’interno della quale sono presenti le molle sulle quali viene scaricata la tensione delle corde generata dall’uso della leva. Le molle di un ponte mobile(stile Strato o stile Floyd che sia), in genere, invece vengono posizionate sul retro e sono leggermente più lunghe e più fini. Oltre ad essere almeno 3 o 4 unità. La tensione delle 2 molle può essere regolata semplicemente inserendo un cacciavite piatto nei 2 piccoli fori rotondi che si trovano sulla fascia della chitarra ai lati del gancio inferiore per apporre la tracolla. Il cacciavite arriverà diretto alle molle in quanto non vi è legno in quella zona causa la presenza delle camere tonali.  Ancorata alle molle, fuoriesce dalla cavità una barra di alluminio alla quale sono stati applicati 6 fori per ancorare e bloccare le corde. E’ in questo punto, quindi separata dal ponte, che è posta la leva del tremolo, fissata alla struttura tramite diverse rondelle e bulloni. La leva ha quindi la funzione di inclinare, in avanti o indietro che si voglia, la barra di alluminio, allentando o aumentando la tensione delle corde, le quali scorreranno libere sui rulli del ponte in avanti o indietro, creando il comune effetto tremolo. Tale sistema, unito alle meccaniche autobloccanti e ai rulli del ponte che fanno scorrere la corda liberamente senza frizione, contribuisce ad una perfetta tenuta dell’accordatura della chitarra anche dopo bending o usi massicci della leva del tremolo come i dive-bomb. A seconda della regolazione usata, la leva può presentarsi molto morbida al tocco, arrivando anche a toccare il top della chitarra e generando un range di alterazione dell’intonazione della corda molto ampio. Alla massima escursione calante della leva, infatti, la corda di MI basso arriva a produrre un’altra nota di MI ma all’ottava inferiore.  Attualmente monto ancora il set di corde che la chitarra aveva la prima volta che l’ho suonata, ovvero una muta di Optima Gold 24K Brian May Signature scalatura 9-42, molto leggere. Anche la distanza delle corde dal manico è pressocchè minima, permettendomi di esercitare poca pressione con la mano sinistra per produrre le note e controbilanciare il fatto di avere un manico che dire enorme è quasi un’offesa! Dopo aver recensito, spero nella maniera migliore possibile e avendo risposto alla maggior parte dei dubbi dei fan di Brian May riguardo la fisionomia e il funzionamento della sua chitarra, vorrei ora parlarvi delle mie sensazioni oggettive sonore e materiali riguardo il mio modo di approcciarmi a questo strumento ricordandovi, ancora una volta, che le migliori sono quelle percepite dal vivo sotto le proprie mani. Da un punto di vista proprio “fisico” non avevo mai visto niente del genere prima. Il manico così grosso invece di impedirmi, mi agevola, perchè è talmente grosso da riempire tutta la parte mancante della mia mano. Poi avere corde leggere e vicinissime alla tastiera rende lo strumento, almeno per me, estremamente morbido da suonare e facile farne venire fuori quello che io voglio esprimere. Il manico, in compenso, è molto pesante, aspetto che noto sia tenendo semplicemente la chitarra in mano che quando la tengo imbracciata addosso mentre suono. Quindi il peso di tutto lo strumento, circa 3 Kg e mezzo, tende verso il manico. Tuttavia questa per me è solo una caratteristica, in quanto non impedisce ne limita assolutamente il mio modo di suonare. Farei le stesse cose anche con un manico più leggero. Sicuramente il fatto di avere la possibilità di attivare i pickup singolarmente e di poter decidere se usarli in fase o in controfase mi da la possibilità di tirare fuori moltissimo suoni dallo stesso strumento. Anche qua, facendola breve per non addentrarmi in dettagli molto tecnici che non vale la pena spiegare qui, spiego in soldoni la differenza tra avere una combinazione di pickup in fase e una in controfase. Quando 2 pickup sono in fase tra loro questi “lavorano” insieme, sommando le loro frequenze dando in genere suoni più completi e più pieni. Quando, al contrario, 2 pickup “lavorano” fuori fase tra loro, tendono a “scontrarsi” e a cancellare determinate frequenze dando suoni in genere più orientate su un certo range di frequenze e sicuramente meno adatti a suonare delle ritmiche.  La combinazione che forse uso di più è la standard, ovvero ponte e centrale in fase, che di fatto conferisce alla chitarra un suono completo tipo humbucker al ponte di una Les Paul. Se non so quale combinazione usare, uso quella e non sbaglio mai. La stessa combinazione mi da molti suoni semplicemente abbassando il volume della chitarra e riducendo quindi il segnale di uscita che parte dalla chitarra generando di fatto un suono meno distorto e più pulito. Se aggiungo a questi 2 anche il magnete al manico, sempre in fase, il suono è quasi più o meno lo stesso, con l’aggiunta di un po’ di frequenze medio-basse in più. Dipende da come percepisco il suono. Anche con questa combinazione la chitarra è reattiva al potenziometro del volume.  Ho sperimentato molto anche la combinazione ponte e manico fuori fase(volume al massimo). Mi sembra la combinazione adatta ad avvicinarmi ai suoni dei Led Zeppelin e di Jimmy Page. Quel suono presente, ma leggermente squilibrato nella gestione delle frequenze che enfatizza. Configurazione adatta per suonare pezzi come per esempio Black Dog e The Heartbreaker. Mi è molto utile anche la configurazione che prevede solo il pickup al centro, che uso spesso anche riducendo leggermente il volume e chiudendo molto il tono. Mi rimanda ad un suono tipo Telecaster, stile Rock’n’Roll/Rockabilly anni ’50 e ’60. La configurazione che prevede invece tutti e 3 i pickup con manico e ponte contro il centrale è del tutto particolare. La trovo ottimale per suonarci ritmiche funk, magari con accordi di settima, come molti farebbero su una Strato usando la posizione 4(ponte e centrale semplicemente). Da un suono che i fonici chiamerebbero con equalizzazione a “V” ovvero con alti e bassi ma praticamente senza medi. Gli alti sono comunque predominanti rispetto ai bassi. Non certo una configurazione per suonare i riff degli AC/DC a mio parere! Un’altra combinazione che mi diverto molto a usare è quella che prevede i pickup al manico e al centro. Sia in fase che in controfase. 2 suoni completamente agli antipodi oserei dire. La differenza è piuttosto netta. Quando sono in fase, il suono è completo, gia finito. Ma a differenza di quando seleziono il pickup al ponte, qui il suono è leggermente più morbido e dolce, con una buona dose di frequenze medio basse che comunque non squilibrano il suono. A volte, per accentuare questa caratteristiche, chiudo parzialmente o del tutto il tono tagliando quasi del tutto le frequenze alte. Gli stessi pickup configurati fuori fase danno il suono che Brian May definisce “screaming setting”. Perchè, a suo dire, la chitarra urla. Con questa combinazione le frequenze medio-basse praticamente vengono cancellate del tutto al netto di un aumento considerevole di quelle alte. Combinazione dove si vuole far uscire la chitarra rispetto agli altri strumenti(ad es. assoli) e unita al feedback e al sustain dati dalle camere tonali forse è il setting più espressivo che la chitarra offre. Fantastico da suonare soprattutto sulle note super-alte della tastiera. Qui non ha senso agire sui potenziometri. Vista la sola presenza di frequenze alte, non puoi ridurre ulteriormente l’output della chitarra(pot. volume). Ne ha senso scurire il suono sulle frequenze medie che questa combinazione proprio non ti da(pot. tono) quindi se togli le frequenze alte la chitarra quasi non suona. Ovviamente questi sono solo alcuni dei suoni che questi pickup offrono e le descrizioni sono mie percezioni sonore oggettive pertanto opinabili. Inoltre sperimentando continuamente, ogni tanto scopro qualche nuovo suono che posso tirare fuori dalla mia Red Special Super. Ovviamente i tipi di suoni che ho elencato prima(come in qualsiasi chitarra elettrica) vengono influenzati dalla distanza che c’è tra i pickup e le corde, che, come l’action, non ho mai modificato da quando suono questa chitarra. Questo perchè, a seconda della distanza, cambia il modo in cui i pickup captano il suono delle corde e quindi la produzione sonora finale. L’altro aspetto che mi piace di più di questa chitarra è il sistema ponte-tremolo. L’accordatura tiene in modo fantastico, grazie a tutto il complesso. I rulli del ponte sui quali scorrono le corde liberamente senza frizione, le 2 molle, le meccaniche autobloccanti e la struttura dove si appoggia la leva. La leva è fantastica. Posso usarla intensamente, come un Floyd, o dolcemente per muovere leggermente ad esempio le note di un arpeggio e dare loro maggiore enfasi ed espressività. L’accordatura tiene esattamente come era prima. Posso usare tecniche come bending e vibrato, anche qui, e l’accordatura rimane buona uguale per portare a termine un brano senza problemi. Ci sono alcuni giorni dove addirittura non uso l’accordatore ne metto proprio le mani sulle meccaniche. Anche se io sull’accordatura sono un po’fissato. Vorrei che la chitarra suonasse perfettamente intonata e accordata sempre. Per cui cerco sempre una soluzione di precisione. Odio sentire che la chitarra suona scordata! Anche qui influisce positivamente la grossa dimensione del manico, che contribuisce a dare solidità a tutta la struttura. In passato ho suonato diverse chitarre, anche autorevoli e di valore. Oggi posso ugualmente suonarle, e anche bene, ma la mia Super Brian May Signature(alla quale ho aggiunto la mia sigla “AF1”) è la mia chitarra alla quale posso affidarmi ogni volta per far fuoriuscire la mia voce e la mia voglia di musica. Dal rock vintage al blues, dal pop al metal passando per il funk e il rock’n’roll. Lei ce sempre e sa stare al suo posto. Sia quando è protagonista che quando deve stare leggermente più indietro e lasciare spazio ad altre sonorità e limitarsi ad accompagnare. Non posso comunque fare a meno di constatare che la Red Special, considerate tutte le caratteristiche che ho elencato in questa lunga recensione, non è affatto uno strumento entry-level ovvero diretto a chi sta iniziando a suonare e a chi si sta ancora facendo le ossa. E’ uno strumento che può essere suonato e compreso soltanto dopo averne provati decine di altri e aver accumulato un buon bagaglio di esperienza in termini musicali. I primi tempi in cui la suonavo, di fatto non riuscivo a suonarla, come se fossi ritornato indietro a quando ho cominciato. Pensai di colpo di aver perso le mie abilità chitarristiche e musicali. In realtà dovevo solo adattarmi ad un qualcosa che fino a prima non avevo neanche pensato potesse esistere. Grazie poi alla mia tecnica e alla mia esperienza, ho superato velocemente questo periodo e dopo poco tempo sono già stato in grado di padroneggiarla e riuscire a dare alla chitarra degli ordini precisi sui suoni che volevo tirare fuori da lei. Non da meno è anche il fattore estetico. Mi ha sempre colpito il fatto che, per come la penso io, la Red Special sia la chitarra elettrica per eccellenza perchè, per come la vedo io ha tutte le caratteristiche del prototipo perfetto. Rossa con battipenna nero; 3 pickup single coil. Corpo con 2 spalle mancanti. Ponte floating(quindi con il tremolo) e meccaniche equamente ripartite sui 2 lati della paletta. Secondo me non si poteva chiedere di più. Spesso a casa la tiro fuori dal suo case e la metto in posizione verticale sul mio stand per chitarra della “XCG” e mi metto li ad ammirarla, in tutta la sua bellezza e la sua capacità di essere gentile e aggressiva al tempo stesso. Basta solo saperle dare degli ordini precisi e lei esegue senza batter ciglio. Spero sia stata di vostro interesse la mia recensione sulla mia chitarra elettrica Red Special SUPER Signature “AF1”. Buona serata e al prossimo incontro. 

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