• Fermati un attimo! Prenditi dieci minuti del tuo tempo e pensa: sto studiando bene? La mia routine è funzionale?

    Spesso tutti noi studiamo il più possibile ma non ci fermiamo a pensare se quello che stiamo facendo, lo stiamo facendo nel modo giusto. Per ogni musicista una routine di studio completa è indispensabile.

    La prima domanda che un batterista si deve fare è: “cos’è per me la batteria? È il mio lavoro? La mia passione? Il mio passatemo?” In base a questo possiamo capire molte cose! Un batterista che suona come divertimento e sfogo non gestisce sicuramente la propria routine nello stesso modo di un professionista. Il tempo giornaliero da passare sullo strumento che ha a disposizione è sicuramente di gran lunga minore. Anche il modo di studiare è diverso, chiunque arrivi a casa dopo 8 ore di lavoro ha il diritto di sedersi sullo strumento e suonare ciò che vuole, senza doversi “mettere sotto” con il 4 Way Cordination o con lo Stick Control (metodi indispensabili, ma che può studiare in giornate più libere con più ore di tempo disponibili).

    Per chi lo fa di lavoro, o per chi vuole studiare in un certo modo, la questione cambia. L’ideale, secondo me, è dividersi lo studio in tre grandi macroinsiemi: meccanica sul set, studio del tempo e creatività.

    Questi racchiudono tutto quello che un batterista deve conoscere. Il primo insieme comprende tutti quei metodi che forgiano un batterista. I metodi di tecnica come lo Stick Control o il Dante Agostini, il 4 Way Cordination per la precisione dei colpi, il Gary Chester o il Tullio de Piscopo per la coordinazione nel rock e jazz, ecc. Grazie agli esercizi presenti un questi metodi possiamo prepararci per lo studio degli altri due macroinsiemi.

    Lo studio del tempo è quella cosa che, a mio parere, pochi batteristi (e musicisti) fanno, ed è la cosa più sbagliata che esista. Il tempo è, soprattutto per noi, la chiave di ciò che suoniamo, e viene spesso troppo tralasciata. Sono i metodi di Maurizio dei Lazzaretti o di Gavin Harrion, lo studio del metronomo, le poliritmie, e tutti quegli esercizi che tanto stancano il nostro cervello ma ci aiutano a crescere velocissimamente.

    La terza parte è forse quella più divertente ma la più difficile. La parte dove bisogna creare, dove studiamo ciò che andiamo a suonare veramente con una band, live o in studio.

    Alcuni metodi ci possono essere utili come il Gary Chaffe per lo studio degli sticking e dei linear o altri per la creatività sui groove rock, funky, latin e sulla musicalità, ma il vero lavoro lo dobbiamo fare noi, improvvisando, suonando sulla musica, ascoltando canzoni nuove ed informandoci.

    Grazie a questi piccoli grandi accorgimenti, la nostra routine può diventare molto più completa ed efficace, rendendoci batteristi migliori in un tempo decisamente minore.

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