• Il charleston è una delle parti più importanti e caratterizzanti della batteria. I suoni che possiamo ottenere da questo piatto sono veramente moltissimi e oggi ve ne voglio parlare.

    Il montaggio è la prima cosa fondamentale, nel momento in cui andiamo ad avvitare la vite all’hi hat decidiamo già quale suono vogliamo dare al nostro piatto. Se tiriamo molto la vite abbiamo un suono decisamente secco (alla Mike Portnoy), man mano invece che la allentiamo otteniamo una sonorità più pastosa e “cicciona” (alla Jojo Mayer).

    Oltre a ciò le due cose principali che determinano il nostro suono sono il piede sinistro e il modo di suonare il piatto con la bacchetta.

    Il piede sinistro ha bisogno di una sensibilità molto maggiore del destro. Ogni piccolo movimento fa modificare di molto il suono del nostro hi hat facendolo passare da completamente chiuso a aperto. In più, suonando il piatto solamente di piede possiamo avere tre suoni, il primo alzando totalmente il tallone e caricando tutto il peso della gamba sul pedale per avere un suono secco e potente, il secondo appoggiando il tallone a terra e suonando con la punta, il terzo “splashando” l’hi hat, cioè colpendo la pedana con il tallone per far aprire il charlseton ed avere un suono molto più lungo e presente.

    Per quanto riguarda la bacchetta i suoni possibili sono principalmente due, il primo con la punta di essa sulla parte superiore del piatto e la seconda con il dorso, colpendolo in pieno e avendo un maggiore volume. Queste due caratteristiche, se utilizzate insieme, ci permettono di avere una gamma di suoni vastissima.

    Per quanto riguarda il charleston aperto solitamente sconsiglio di aprirlo al massimo, anche per generi come l’hard rock o il metal. Permettete ai due piatti di toccarsi rimanendo poco distanti l’uno dall’altro e avrete un suono molto meno metallico e più presente.

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