• Quante volte suonando con apparecchi digitali che promettevano faville mi son lamentato della poca dinamica, dei suoni striduli o finti, di quanto fosse diverso suonare con il mio amplificatore.

    Oggi son qua a raccontarvi come mi son trovato con le simulazioni Universal Audio.

    Cosa vi serve:
    Parto col dirvi che questi ampli virtuali hanno bisogno dell’ hardware Universal Audio (abbreviato è UAD) per funzionare per cui vi servirà una scheda di questa marca per poter suonare.

    La Arrow è la prima scelta che mi viene in mente, perché è quella meno dispendiosa, presenta due ingressi e garantisce la stessa qualità delle sorelle di fascia più alta.

    La mia è una Apollo Twin che regala un po’ di potenza in più, utile a far girare più plugin che, come detto, vengono mossi direttamente dalla scheda, senza pesare sul nostro computer.


    Il software:

    Oggi vi ho fatto ascoltare gli ampli Friedman, per l’esattezza BE100 e Dirty Shirley che sono simulati in maniera spettacolare e vicinissima a quelle che sono le controparti reali.

     

     

     

     

     

     

    La BE100 è una vera BEstia: 3 canali, distorsione da vendere, ma anche dei puliti che non hanno molto da invidiare ad ampli famosi per questo aspetto.

    L’ organizzazione del software è molto semplice e permette di avere i controlli canonici dell’ampli nella parte inferiore il che fa sentire a casa qualsiasi chitarrista.
    Le levette poste sotto sono, da sinistra verso destra:

    -FAT: aggiunge frequenze basse;

    -C45: se verso destra regala un suono più scooped, cioè più povero di frequenze medie, ottimo per generi in cui serve molta distorsione;

    -SAT: aggiunge gain, saturazione ai suoni distorti.

    -Voice: a sinistra dà un carattere più medioso ai suoni distorti, mentre verso destra fa risaltare le frequenze alte e basse.

    -Bright: aggiunge frequenze alte al canale pulito.

    Come potete vedere fin d’ora le possibilità sono moltissime, a questo però si aggiunge tutto il pannello di controllo posto in alto che permette di aggiungere il noise gate, il delay, scegliere cassa, microfoni e intervento del riduttore di potenza, qui chiamato power soak, che garantisce ulteriori sfumature.

    Discorsi simili valgono per la Dirty Shirley che, come vedete nell’ immagine qui sotto, ha un pannello più semplice nella parte inferiore, ma completo alla stessa maniera in quella superiore.

     

     

     

     

     

    Il suono:

    mamma mia.
    Sono due amplificatori molto diversi anche se condividono la marca che li produce: la BE100 è più moderna, ferma sulle frequenze basse, con una quantità di gain che pare essere illimitata: il terzo canale regala distorti liquidi e, allo stesso, molto dinamici.

    La Dirty Shirley è più vintage, con un livello di gain assolutamente ragguardevole, ma con un voicing completamente diverso rispetto alla sorella: più medie, basse un po’ meno ferme e alte più morbide. Si parte dai Led Zeppelin, si passa per AC/DC e tutti i suoni rock anni 80 per poi atterrare dritti sui Foo Fighters.

    Il prezzo e le conclusioni:

    ho acquistato questi due ampli a 60€ grazie agli sconti del black friday e sono veramente felicissimo.
    Devo dirvi che difficilmente si può pretendere di più da una simulazione: le infinite possibilità regalate in primis dai potenziometri degli ampli e dalla moltitudine di switch/combinazioni di casse e microfoni/presenza del delay o del riduttore di potenza andranno a soddisfare anche i palati più fini.

    Appena riesco ne compro altri e ve li porto sul canale.

     

     

    2+