• La dinamica è sicuramente uno degli aspetti più importanti per un batterista. Oggi andiamo a vedere come sfruttarla al meglio utilizzando i tre pezzi più importanti nel groove: il charleston, la cassa e il rullante.

    Tra questi tre pezzi sicuramente il meno dinamico nei generi “groovosi” tipo il rock o il funk è la grancassacassa che solitamente ha un suono sempre abbastanza secco e deciso. Attenzione però, non è sempre così, se suoniamo altri generi come il jazz o la bossa nova la cassa ha anch’essa un range dinamico molto più vasto.

    Oggi ci soffermiamo principalmente su rullante e hi hat. Ambedue hanno una infinità di dinamiche diverse e ho quindi deciso di impormi alcune regole base per creare degli esercizi.

    Suoneremo il rullante con tre tipi di dinamica diversa: le ghost notes, cioè i colpi piano, il colpi normali e i rimshot, cioè le note dove dove colpiamo bordo e pelle insieme.

    Ora andiamo a suonare un groove normalissimo ma completamente piatto, cioè con tutti i colpi alla stessa dinamica. Il charleston suona gli ottavi, la cassa sull’uno e sul tre, e il rullante crea una melodia improvvisata che deve rimanere costante per tutto l’esercizio. Dopo avere appreso a memoria il ritmo e soprattutto la linea di rullante andiamo a “dare vita” al nostro groove che suonato senza alcuna dinamica risulta piatto e statico.

    Usando i tre ingredienti dinamici elencati prima andiamo ad assegnare ad ogni colpo un tipo di dinamica (consiglio di non usarle tutte e tre insieme, usate sempre le ghost notes e una a scelta tra colpo normale e rimshot).

    Fatto questo suoniamo il nostro ritmo ma stavolta con dinamiche diverse sul rullante.

    Dopo aver capito il meccanismo cominciate a crearvi melodie sempre più complesse e a improvvisare mantenendo lo stesso schema ritmico ma cambiando le dinamiche.

    Passiamo ora al charleston. Continuando a suonare “a macchinetta” con la bacchetta sul piatto possiamo ottenere tre suoni differenti. Il primo alzando il tallone del piede e aumentando quindi il peso sul pedale. In questo modo avremo un suono molto secco e metallico, tipico del funky alla Tower of power. Il secondo mantenendo invece il tallone appoggiato per avere una maggiore presenza del piatto e un suono più corposo. Il terzo, alzando un pochino la punta per permettere al charleston di aprirsi e creare quindi un suono molto più forte e pieno.

    Attenzione! Quando aprite il charleston non fatelo mai totalmente a meno che non vogliate un suono particolare. Apritelo di poco in modo tale che risulti bello potente e fate attenzione che i piatti rimbalzino uno contro l’altro nel modo giusto (se è troppo aperto rischiate di colpire solamente il piatto sopra).

    Ora pessiamo agli accenti. Abbiamo principalmente due possibilità di accento in ottavi per fare sì che il nostro groove cambi intenzione, suonarlo con accenti in battere o in levare.

    Il primo dei due è sicuramente quello più rock, il secondo è più funky / dance.

    Provate a crearvi i vostri ritmi guardate come cambiano modificando il charleston nei cinque modi che vi ho descritto oggi. Noterete la differenza!

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