• Il funk è uno dei miei generi preferiti: si riduce all’ osso quel che si deve suonare e si cerca di farlo al meglio, incastrandosi con basso e batteria. L’essenza della chitarra ritmica.

    Non bisogna pensare alle scale al fulmicotone, alla quantità di note e a sovraimposizioni di triadi: qua si suona, cercando di avere groove dall’ inizio alla fine del brano. Qui il video senza assolo.

     

    Nel video vi parlo di 3 cose: la chitarra, i sedicesimi con la mano destra e il peso del plettro.
    In maniera molto rapida: la chitarra è una Lorenzi, liutaio ligure, che mi ha lasciato questo strumento in prova visto che si parla di una Stratocaster molto particolare: hardtail, quindi senza ponte mobile, con tutti i pro e contro che si porta dietro questa scelta. In ogni caso è una versa macchina da funk.

    Per la mano destra e il peso del plettro vi rimando alla spiegazione nel video ad inizio pagina, inoltre vi lascio qui sotto un video in cui ho tolto la traccia di assolo, per lasciare bene a fuoco il gioco di incastri tra chitarre, basso e batteria. Non c’è modo migliore di spiegarvi quelle cose.
    Qui, però, voglio parlarvi di musica.

    Gli ascolti sono importantissimi per un musicista che si approccia ad un nuovo genere.
    Vi consiglio dunque alcuni brani da cui partire per “farvi le orecchie” ed avvicinarvi a suono, playing e approccio della chitarra funk.

    1. Il primo brano che vi consiglio è Sex Machine del grande James Brown.

    Notate come la chitarra ripeta sempre le stesse parti in un incessante loop il cui unico obiettivo è quello di completare la ritmica inserendo delle frequenze alte che si incastrano bene con basso e batteria. Se vi interessa possiamo parlare di questa canzone in particolare, che ho studiato bene perchè è veramente ottima per capire (e spiegare) la chitarra funk.

    2. Altro punto fondamentale del funk: Cissy Strut dei The Meters.

    Lento, rispetto a Sex Machine, ma incessante. Martellante.
    Notate gli unisoni tra basso e chitarra, le parti super semplici sulla carta, ma che da suonare così semplici non sono per niente.

    3. Michael Jackson con Don’t Stop ‘Till Get Enough, una vera bomba.

    Qua l’arrangiamento è pazzesco e il brano molto più strutturato rispetto agli altri. È un vero e proprio brano pop, mille strumenti che girano, ma le chitarre, nonostante siano apparentemente “piccole”, sono quelle che tengono su buona parte del brano, insieme a percussioni e, nuovamente, il basso. Ancora la ritmica che lavoro insieme per riuscire a far funzionare un pezzo bellissimo.

     

    4. Chiudo con un brano pazzesco: Cory Wong dei Vulfpeck.

    PAZZESCO.

    Le chitarre in questo caso son due e sono incastrate talmente bene da sempre un’unico strumento. Nota di merito per batteria e basso dal groove incredibile.

    Quel che vi invito a fare è andare ad ascoltare ed analizzare singoli brani di modo da capire come funzionano davvero questi pezzi e che ruolo hanno le chitarre, visto che è molto diverso da quello cui siamo abituati in ambito rock.

    5+

    1 commento