• Questo è proprio un articolo che scrivo col cuore. Eh sì, perché arriva per me ogni anno, in questo periodo, la voglia di staccare la spina. Ma non essendo fortunatamente un malato terminale attaccato a un respiratore, fortunatamente non ne va della mia vita: semplicemente, ho bisogno di una pausa dalla chitarra.

    Pur essendo, a mio parere, una meritevole ragione di vita, questo strumento per me rappresenta non solo una passione ma anche un lavoro. E questo mi porta a dedicarvi davvero moltissimo tempo durante la mia giornata. A volte arrivo alle dodici ore (se non più) in un giorno, tra pratica, insegnamento e produzione video. E spesso questo accade sette giorni alla settimana.

    Tutto scorre liscio fino a che non arriva il mese di Maggio, la cui prima settimana mi si abbatte sulla faccia come un piccione su un grattacielo durante una giornata col cielo limpido: le energie scendono e mi ritrovo a dover contrastare dei momenti di abbiocco talmente forti da richiedermi spesso delle pennichelle. E dopo una breve ripresa verso Giugno, arriva la seconda metà di Luglio a finire ciò che aveva cominciato Maggio.

    A tutti gli effetti credo di avere qualche problema legato al cambio di stagione che non mi permette di programmare nulla di musicalmente impegnativo in questi periodi. Fortunatamente la maggior parte degli studenti di chitarra sono già in vacanza e li rivedrò a Settembre, dopo aver passato tutto il mese di Agosto a godermi le tanto desiderate ferie (sì, ogni anno faccio ferie per tutta Agosto. Avete il diritto di augurarmi tutte le diarree che volete).

    Ma dopo questo piccolo excursus sulla mia situazione psicologica estiva (che si riassume fondamentalmente in “voja de fare saltame dòsso”, come diciamo qui a Vicenza mentre mangiamo i gatti), vorrei condividere con voi i tre campanelli d’allarme che mi fanno capire, senza alcun dubbio, che questo terribile cavaliere dell’apatia sta galoppando a tutta velocità per affettarmi a colpi di alabarda.

     

    1 – Non riesco più ad ascoltare la radio in macchina

    Chi mi conosce sa che io sono un appassionato collezionista di CD (ultimo conteggio: 364 dischi, bitches). E questo mi porta chiaramente ad avere sempre a disposizione, in macchina, una serie di album tra cui scegliere come colonna sonora per un qualsiasi viaggio.
    Ma quando il suddetto cavaliere giunge, arriva il gesto fatidico: la mano destra si stacca dal volante, alza il dito indice e preme il pulsante Off (a dirla tutta lo tiene premuto, sennò si accede alle impostazioni… vabbé). Ecco il primo sintomo: la musica diventa un disturbo alla mia tranquillità, e l’unica cosa che ho voglia di ascoltare è il rumore delle buche sull’asfalto quando ci passo sopra, o gli spifferi che filtrano dalle portiere.

    “Ma com’è possibile?”, direte voi, “Io non passo una giornata senza ascoltare musica!!”.
    E in effetti, nemmeno io. Ma probabilmente voi non lo fate otto ore al giorno, costantemente e spesso ascoltando ciò che non vi va di ascoltare. Insegnando poi, fondamentalmente si ascoltano gli stessi brani per annicentinaia di volte e con annessi gli errori di esecuzione degli allievi che chiaramente, imparando, qualche imperfezione ce l’hanno.
    Chiudere l’autoradio è per me in questo periodo una sorta di rituale in cui, finita la giornata lavorativa, lascio tutto alle spalle per godermi un po’ di riposo.

    E se già questo è preoccupante, il prossimo punto lo è forse di più…

    2 – Qualunque altra azione è più attraente del mettersi a suonare

    Immaginate la scena: avete davanti la vostra fidata Stratocaster con il vostro bel Fender Twin. I collegamenti sono già stati effettuati, basta solo alzare la levetta di accensione e iniziare a suonare. Ma nell’angolo della stanza notate un accenno di muffa e decidete di passare la mezzora che vi siete ritagliati tinteggiando la stanza. Oppure sentite il bisogno impellente di sostituire quella lampada difettosa che avete in uno sgabuzzino e che comunque non usate mai. O vi sale un incredibile voglia di appoggiare la vostra chitarra e di guardare tutte le puntate di Amici di Maria de Filippi (in quest’ultima situazione, la faccenda è davvero grave eh… io non mi sono mai spinto fino a quel punto).

    In questo momento la tua mente ti sta dicendo chiaramente che non ne può più di quelle sei corde attaccate a quel pezzo di legno. Se anche raschiare i contorni di un water ti diverte di più di suonare, allora il cavaliere dell’apatia è stato sconfitto dal demone del ripiego, ed è il momento giusto per affrontare una pausa.

    Ma nulla dei due punti precedenti può rivelarsi così subdolo, pericoloso e soggiogante quanto l’ultimo segnale…

    3 – La tua GAS aumenta a livelli preoccupanti

    Tutti noi chitarristi, prima o poi, veniamo colti dalla GAS (serve davvero che vi spieghi cos’è, in un sito come questo?). Ma è proprio quando qualsiasi motivazione a suonare scende che l’antico signore demoniaco GAS si presenta a noi, riempiendo la nostra testa di pensieri come:
    -“sicuramente un ampli da 100w non è abbastanza se prima o poi dovrò suonare a San Siro, meglio venderlo e prendere qualcosa di più potente”;
    “ho bisogno di una quarta chitarra col floyd, metti caso che si spacchi una corda alle prime 3…”;
    – “devo per forza avere un pickup MIDI”;

    E chi più ne ha, più ne metta. La nostra attenzione chitarristica ormai svanita si sposta sulla tematica più adorata dalle donne durante i saldi: lo shopping selvaggio e insensato. Quella sensazione di soddisfazione che dura dai 10 minuti ai 20 secondi per cui siamo felici di aver speso il nostro sudato denaro per un aggeggio che, molto probabilmente, utilizzeremo una volta sola e poi seppelliremo nel nostro sgabuzzino-tomba insieme a tutti i nostri acquisti dettati dall’estro creativo.

    Ma c’è un modo per evitare tutto questo?

    Se lo conoscete, fatemelo sapere. Per quanto mi riguarda, la faccenda si ripete ogni anno nonostante quasi me ne dimentichi di volta in volta e mi prenda degli impegni importanti proprio nei succitati periodi critici. Forse è la volta che mi stampo un bel cartellone da tenere in studio per ricordarmelo.

    Comunque, al di là del lasciar perdere la chitarra per un mese all’anno, altre soluzioni non ne ho trovate. Oltretutto, la cosa mi fa particolarmente bene perché avendo la tendinite cronica ogni anno riesco a recuperare un po’ grazie al riposo.

    E’ bello sentirsi giustificati nella voglia di far nulla, no? 🙂

    Stefano Rossi
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    12 Commenti

    1. Non ci si può abbracciare nei commenti vero? XD Ti capisco e mai mi permetterei di augurarti le diarree di cui parli nell’articolo… Specialmente per chi insegna, ma vale per chiunque tratti di musica a tempo pieno, è massacrante passare 7 giorni su 7 sullo stesso argomento, anche nei momenti di svago come ascoltare la musica in macchina. Per non parlare poi dei periodi di maggio e giugno dove si organizzano i saggi e gli esami nelle scuole, quindi stress alle stelle… per cui se luglio e agosto diventano di “svacco” totale direi che si è più che giustificati!!

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    2. Grazie stefano per l’articolo. Devo dire che mi rispecchio molto in quello che hai scritto. Allora io ho iniziato dal basso col basso (scusate per la ripetizione, ma suonava bene) da autodidatta,nel senso che riuscivo ad ascoltare le parti ad orecchio e a riprodurle e per un annetto ho suonato con un bel gruppo che faceva cover. Poi ho smesso, perchè notavo che negli altri elementi del gruppo la tendenza era questa: più suoniamo e più ci divertiamo. Ma non per me. Per me una serata a settimana, più le prove e annessi e connessi erano troppo. Da li ho continuato a suonare il basso per me stesso. Traccia e strumento in cuffia e via. Mi sono preso anche una chitarra acustica e ho fatto tre anni di lezioni. Adesso sono arrivato al punto che sono mesi che tutti gli strumenti sono chiusi nella loro bella custodia e non ho lo stimolo, il bisogno di suonare. Speriamo che passi.

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