• Ciao a tutti,
    in questo articolo proverò ad elencare 5 aspetti positivi dell’essere autodidatti e 5 dell’andare a lezione da un insegnante in carne ed ossa. Ci tengo a precisare che non ho la pretesa di evidenziare caratteristiche universali, alcuni pregi che ho attribuito agli autodidatti possono far parte anche della personalità di chi va a lezione e viceversa. Inoltre mi baso su una tipologia di studente autodidatta volenteroso e ben determinato a raggiungere i suoi obiettivi così come dovrebbe essere determinato l’insegnante a fare il suo lavoro nel miglior modo possibile. Sarebbe molto bello in ogni caso leggere le vostre opinioni nei commenti, che siano smentite o conferme, per sviscerare un po’ questo tema che tiene banco dall’alba dei tempi.

    Autodidatta

    Libertà del percorso: spesso capita di sentire ragazzi che vanno a lezione dire “ma che rottura, quello mi fa per forza suonare gli accordi, io voglio fare gli assoli!”. Ora, fermo restando che l’insegnante potrebbe aver ragione da vendere, l’essere autodidatti permette una personalizzazione del percorso su misura. Iniziando da zero si è liberissimi di partire da qualche esercizio tecnico preparatorio  per affrontare un assolo come di adottare un approccio più da falò per trovare gratificazione molto velocemente. Lo stesso vale nelle fasi più avanzate, essendo slegati da programmi predefiniti e standardizzati e potendo scegliere senza problemi di approfondire un genere o una tecnica particolare. Insomma si ha la possibilità di “cucirsi il vestito” su misura senza dover per forza mettersi un’uniforme imposta da altri.

    Minima spesa per i materiali didattici: specialmente oggi nell’era del web e soprattutto di Youtube, imbracciando per la prima volta una chitarra si ha a disposizione a costo praticamente zero una quantità di materiali didattici sufficienti ad ambire al professionismo. Chi di noi non ha mai aperto almeno una volta un video di Claudio Cicolin, di Antonio Orrico, del canale di Chitarra Facile, del grande Massimo Varini o, per finire, del padrone di casa Alessandro Barbetti? Oltre a Youtube, si stanno moltiplicando piattaforme che offrono gratis o a cifre irrisorie gli accordi delle canzoni (vedi Chordify o Yalp) oppure le tab complete (scoprire ultimate-guitar.com generalmente equivale a piangere di gioia). Inoltre per i più metodici si possono sempre acquistare i manuali (penso agli italiani Varini e Begotti) che con una spesa una tantum di al massimo una trentina di euro permettono di avere una linea guida da seguire per organizzare il proprio studio.

    Autodisciplina: in linea di massima il chitarrista autodidatta sviluppa da subito una certa predisposizione all’autodisciplina e alla corretta gestione dei tempi di studio dato che i suoi progressi sono esclusivamente sua responsabilità, non potendo contare su un insegnante che pungola e mette un po’ di sana “strizza” allo studente. Questo aspetto nel tempo si traduce in una ferrea o quanto meno buona padronanza delle risorse a propria disposizione, oltre allo sviluppo parallelo di un senso autocritico fondamentale per non cadere nell’approssimazione. Menzione d’onore va agli autodidatti vecchio stampo che, magari non sapendo o non volendo leggere la musica, hanno imparato a suonare solo ed esclusivamente ad orecchio, così da riuscire a tirare giù frasi o accordi semplicemente dopo un paio di ascolti. Ovviamente non tutti riescono a sviluppare queste capacità, ma chi ce la fa può vantare una bella “pellaccia dura” che spesso è invidiatissima da chi va a lezione.

    Sviluppo di stile personale e creatività: spesso capita di vedere insegnanti che invece di sfornare nuovi chitarristi lanciano nel mondo fotocopie di loro stessi. Studiando da autodidatti, per ovvie ragioni, questo non è assolutamente un pericolo. Essendo liberi di reinterpretare e adattare i brani e gli studi a proprio piacimento in base ai propri gusti e alle proprie attitudini, si delinea in maniera naturale uno stile definito e molto personale, quindi unico. Difficilmente, se lasciati liberi, due chitarristi suonerebbero la stessa frase allo stesso modo, nel tempo questa cosa si solidifica e permette di sviluppare peculiarità molto interessanti.

    Inesauribile curiosità: come è stato detto nei punti precedenti, l’assenza di un binario fisso su cui muoversi costringe lo studente autodidatta ad imbattersi in tanti argomenti diversi prima di scegliere come procedere. Generalmente ciò si traduce con una grande curiosità perché non si rimane fossilizzati solo sui singoli esercizi da preparare per la lezione successiva. Spesso capita anche di uscire da ciò che riguarda strettamente la chitarra: ad esempio ci si può imbattere in un ritmo particolare e perciò andare a cercare una precisa lezione di un corso di percussioni o in un accordo apparentemente senza senso in una progressione e quindi approdare in un canale che parla di teoria e armonia. Unendo questo aspetto con l’avere tanto materiale a disposizione su web ne esce uno studente con gran voglia di conoscere tutti gli aspetti della musica con cui viene a contatto.

    Lezioni con un Insegnante

    Rapporto umano: il primo aspetto che mi preme sottolineare tra i pregi dell’andare a lezione individuale da un insegnante è il rapporto che si crea tra studente e insegnante che spesso va oltre al mero ambito didattico ma coinvolge anche il livello affettivo. Chiunque abbia mai assistito ad un saggio di una scuola di musica avrà visto bambini ed adulti correre a salutare, ringraziare e abbracciare il proprio insegnante al termine delle esibizioni. Questo tipo affetto e rispetto (che nei bambini è spesso spontaneo, negli adulti va guadagnato specialmente se l’insegnante è più giovane dell’allievo) all’inizio è rivolto verso una persona singola, rappresentata dal maestro, ma se verrà ben veicolato diventerà un amore inarrestabile per il proprio strumento e la musica in generale.

    Percorso ben delineato: in maniera speculare a quanto detto sulla libertà del percorso per gli autodidatti, per alcuni tipi di carattere, l’avere un percorso ben impostato è un grande plus. In questo modo si hanno già dalla lezione numero 0 degli obiettivi chiari e definiti, potendo organizzare lo studio in vista di un esame o un saggio, cosa non indispensabile ma sicuramente stimolante, o semplicemente di cosa si vuole riuscire a fare al termine del corso. Ovviamente il bravo insegnante deve essere in grado di apportare piccole modifiche al percorso, per aderire meglio alle esigenze dello studente, ma avere una linea guida fissa permette di non saltare di palo in frasca tra una lezione e l’altra, ottenendo l’unico risultato di vanificare il lavoro fatto non avendo dato continuità agli argomenti trattati.

    Confronto con altri studenti: come già evidenziato sopra, i rapporti umani sono fondamentali nel percorso di un chitarrista e di qualsiasi musicista. Andare a lezione da un insegnante, ancora meglio se in una scuola, permette di rapportarsi con altri allievi. Ciò significa instaurare delle relazioni che possono rivelarsi estremamente costruttive creando dei circoli virtuosi, che sia per amicizia, stimolandosi reciprocamente a migliorare, sia con una sana rivalità. Oltre questo si può prendere spunto dagli allievi più grandi e carpire qualche trucchetto extra (dal classico “ehi ma all’esame ti hanno chiesto le scale modali?” fino a “mi spieghi come fai a trovare le note sul manico così velocemente?”) oppure aiutare i più “piccoli”, cogliendo l’occasione di ripassare e verificare se siamo in grado di spiegare ad altri dei concetti che abbiamo già studiato. Nelle scuole più funzionali e ben gestite inoltre si organizzano dei laboratori di musica d’insieme, in cui ci si può misurare con altri strumentisti, capire se si è all’altezza o meno di suonare in una band e, nel caso in cui fili tutto liscio, quella stessa band potrebbe iniziare a suonare in qualche locale di zona.

    Fonte autorevole: abbiamo già detto che internet offre risorse al limite dell’infinito, il grande problema rimane orientarsi tra mille pareri e opinioni diverse o addirittura contrastanti. Poter fare riferimento ad un insegnante e al suo bagaglio di esperienze permette di avere una fonte sicura su cui fare riferimento per dissipare i propri dubbi. Se si è incerti su qualcosa se ne può discutere alla lezione successiva o con i più disponibili contattarli con la moderna messaggistica istantanea. Ogni insegnante può sciorinare una lista di domande e richieste, alcune sensate e alcune più pittoresche: “sabato devo suonare al pub, se mi lascia a piedi l’ampli cosa posso portarmi di riserva?” “un mio amico mi ha detto che Wish You Were Here è un blues minore… devo cambiare amico vero?” “la pedaliera mi fa rumore, ho letto che devo togliere la terra dall’alimentatore: ci provo o mi prende fuoco casa?”. Infatti un buon insegnante è in grado di gestire al meglio questo genere di dubbi e domande, cosicché l’allievo non si senta mai perso e possa beneficiare dagli errori e dalle esperienze vissute da chi ha di fronte.

    Critico e motivatore: anche in questo aspetto un buon insegnante può fare la differenza rispetto ad avere solo se stessi come riferimento. Il ruolo dell’insegnante è cruciale in quanto deve sempre mantenere un equilibrio tra l’essere critico e motivare i suoi studenti. Bisogna sempre diffidare di quelli a cui va tutto bene e suona tutto alla grande tanto quanto di quelli che sarebbero capaci di sputare veleno pure su Andy Timmons. Gli insegnanti hanno il compito di camminare su una linea che putroppo è molto sottile: essere troppo duri potrebbe significare mortificare e scoraggiare il ragazzo, viceversa essere troppo accondiscendenti potrebbe lasciar adagiare il ragazzo e non farlo impegnare come dovrebbe. Sostanzialmente andare a lezione con un insegnante è come suonare con il compressore: quando siamo troppo giù riuscirà a darci una spintarella per ripartire, nei picchi di autostima (più o meno motivata) ci riporterà coi piedi per terra per continuare a migliorare, ma esattamente come un compressore riuscirà a darci un aumento medio di “volume” per il nostro studio.

    In definitiva vorrei concludere chiarendo che non c’è affatto una categoria migliore dell’altra, sicuramente entrambe hanno delle peculiarità che sono anche ammirate e, in senso buono, invidiate dall’altra. Ho visto fin troppe volte atteggiamenti ingiustificabili di persone che sentenziano “eh vabbè quello va a lezione da una vita, è normale che sia bravo” oppure “seh vabbè, autodidatta! neanche saprà cos’è il circolo delle quinte”. Queste frasi e i pregiudizi che ci sono dietro sono semplicemente inaccettabili e anche per questo ho preferito non trattare gli aspetti negativi delle due scelte, che ovviamente ci sono, ma ho scelto di mantenere uno spirito positivo. La discriminante che porta ad un buon percorso per entrambe le tipologie è la sempre la dedizione e la determinazione con cui si affronta lo studio, indipendentemente dall’andare a lezione o meno. Spero abbiate piacere di commentare e farmi sapere la vostra opinione sull’argomento.
    A presto!

    Non è importante che tu sia autodidatta o vada a lezione, l’importante è correre a studiare!

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    19 Commenti

    1. Se non fossi mai andato a lezione mi sarei sicuramente provocato danni permanenti alle mani, avevo dolori pazzeschi, tenevo il plettro e il pollice della mano sinistra malissimo, mi facevo uscire il sangue dai polpastrelli, facevo esercizi stupidi, inutili, faticosi, che mi hanno portato alla tendinite.
      Da quando prendo lezioni (anche se pochissime, non ho tempo e né denaro) sto progredendo molto meglio.

      3+
      • Grazie per il commento Francesco, purtroppo ho avuto anche io un’esperienza simile alla tua ma con un insegnante, l’ho scritto in un commento ad un altro articolo. La sua filosofia era fare un esercizio tecnico per 7 ore al giorno, io fortunatamente non ho avuto danni (se non la frustrazione di aver speso soldi e tempo per 6 mesi di lezioni senza fare un minimo passo avanti) ma altri suoi allievi hanno avuto problemi di tendinite. Purtroppo le esperienze negative si possono avere in entrambe le situazioni. Per questo ho chiesto di commentare, così da avere una raccolta di aneddoti in merito e quindi ti ringrazio nuovamente per averci detto la tua!

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          • Francesco purtroppo il tempo e il denaro in moltissimi casi prendono a pugni le nostre ambizioni e i nostri sogni. So che sembra una frase fatta ma cerca di non mollare e non scoraggiarti, ho avuto un sacco di ragazzi che mi dicevano “non ce la farò mai” e invece con un po’ di pazienza e di perseveranza qualche soddisfazione ce la si toglie. Poi se dovessi aver bisogno direi che sei sul sito giusto per chiedere consigli ed opinioni!!!

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      • Grazie mille! Infatti il commento precedente di Francesco evidenzia quanto può rivelarsi importante avere un insegnante che curi postura, impostazione, pressione sulle corde ecc ecc. Sul seguire un proprio percorso personale sono molto d’accordo! Tutto sta nel mantenere la curiosità giusta per trovare sempre argomenti nuovi da approfondire.

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        • Personalmente comunque credo che la cosa migliore sarebbe avere una formazione di chitarra classica all’inizio, e poi solo dopo passare all’elettrica. O anche partire dalla chitarra elettrica ma con un approccio didattico “classico”, in cui la teoria e l’esercizio vadano di pari passo

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          • Il fatto di partire dalla chitarra classica è sicuramente un grande bagaglio in più ma non è affatto indispensabile, anzi un’impostazione iniziale troppo classica specialmente nei ragazzi equivale a tanta noia ed allievo perso. Se si è decisi da subito per l’elettrica perchè non partire da lì? Riguardo la teoria e l’esercizio di pari passo sono d’accordissimo, spero a breve di poterne parlare in maniera più estesa!

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            • In effetti se a uno piace la chitarra elettrica, un’impostazione classica annoierebbe. Il mio commento è in realtà quello di un chitarrista che suona da 7 anni, ha iniziato con la canzone del sole e the house of the rising sun. La mia formazione elettrica è stata molto improntata sul blues, e ora che suono djent e progressive metal, rimpiango di non aver avuto una formazione classica.

              Però è anche vero che quando iniziai, non avrei mai voluto un’impostazione di quel tipo

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        • Beh, ovviamente ho ancora molta strada da fare. Ma mi concentro molto sulla tecnica e la composizione, che aiutano in questo campo molto più, ad esempio, dell’improvvisazione. Anche per questo avrei preferito una formazione classica, innanzitutto “mentale”, dato che il metal moderno è per alcuni punti di vista la “nuova musica classica” (ovviamente parlo di quello più ricercato come appunto progressive e djent, non di quello cattivo e ignorante degli anni 70, 80, 90).

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          • perché il progressive classico sarebbe “cattivo e ignorante”? Negli anni ’70 c’erano grandi gruppi come Area, nei ’90 c’erano i Dream Theater, ma poi dai 2000 si sono rovinati.
            In realtà a parte i primissimi Meshuggah non riesco ad ascoltare nulla del Djent.

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    2. Personalmente ho iniziato da autodidatta ma non ho sentito una grandissima motivazione (era un hobby come un altro). Sono sempre stato curioso e ho fatto comunque grandi progressi suonando due ore a settimana. Ora che prendo lezioni da un anno mi sono accorto che entrambe le strade vanno affrontate prima o poi, perchè sono complementari. Non partendo da zero con le lezioni, ho subito affrontato argomenti interessanti e il mio maestro è stato bravo ad individuare i miei punti deboli e ad insistere su quelli. In fin dei conti, per me la parte da autodidatta è indispensabile per la libertà e la curiosità, ma un maestro ti fa vedere le cose da un altro punto di vista

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      • Commento da incorniciare! Pensa che paradosso, io invece sono andato a lezione da quando avevo 10/11 anni, ed esattamente come nel tuo caso, per me era rimasto sempre un’hobby, a dirla tutta un ripiego perchè i miei non potevano portarmi a calcio e allora mi hanno fatto iniziare chitarra. A vent’anni ho mollato l’università e mi sono buttato del tutto sulla chitarra e adesso è il mio lavoro a tempo pieno. Insomma non si sa mai dove si può andare a finire 😀 In ogni caso grazie davvero di cuore per aver detto la tua, ho apprezzato davvero molto il tuo commento!!

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    3. I miei allievi migliori sono sempre stati quelli che seguivano alla lettera i miei consigli ma contemporaneamente dedicavano una parte dello studio a qualcosa che imparavano in autonomia 🙂
      Detto questo, sono però convinto che per raggiungere livelli alti, un insegnante sia indispensabile. Molti sostengono che si possa essere ottimi musicisti senza un insegnante. Non credo sia impossibile, ma ai giorni nostri è diventato molto difficile emergere musicalmente senza avere una base di supporto didattico costante, come solo un insegnante la può dare 🙂

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      • Mi trovi molto d’accordo! Se si parla di suonare per divertimento e per sola soddisfazione personale (cosa sacrosanta e bellissima) il percorso dell’autodidatta è sicuramente più difficoltoso ma a grandi linee fattibile. Se parliamo di ambizioni professionali serie (vedi turnismo, insegnamento, ecc ecc) a mio modesto parere non solo è necessario un insegnante ma tutta una scuola dietro che offra opportunità di formazione di alto livello e in seguito anche opportunità di lavoro. Credo che ne parlerò nel prossimo articolo appena avrò tempo di prepararlo. Come sempre grazie del commento!! 😀

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    4. Ho iniziato a suonare circa 8-9 anni fa come autodidatta , ero piccolo e incosciente di quello che facevo . Tutto è iniziato perchè sentivo per la prima volta gli Ac Dc che mi avevano dato la carica per iniziare a suonare . Avevo una chitarra classica a casa e stupidamente provavo a suonare Thunderstruck sbagliando tutto hahaha . Fino a quando per un bel po di tempo sbagliando… sono riuscito a fare cose decenti (per quanto sbagliavo non ho mai perso la voglia e la determinazione ) . Purtroppo per questioni economiche non ho mai preso lezioni e posso dire la mia : adesso mi reputo un discreto chitarrista con esperienze e tanta passione e determinazione , non ho mai smesso di suonare dalla prima volta che ho imbracciato la chitarra classica . Ma ho spesso il rimpianto di non aver mai iniziato bene e con una persona che ti seguisse , perché avrei ridotto la quantità di errori fatti durante il percorso e spesso penso a che livello sarei arrivato ora se mi avessero seguito fin da subito. Invece sto rimediando adesso con lezioni e studi intensi di teoria .
      Ovviamente sono mie riflessioni e mie ambizioni ( uno dipende da che vuole farci con la musica può benissimo lavorare sempre da solo) . Ma è anche vero che molte persone mollano subito nonostante facciano lezioni private e se la cavano molto bene ..

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      • Ahahahaha!!! Tranquillo che i riff sbagliati cadono a pioggia anche su chi va a lezione, chi non ha mai suonato Smoke on the Water con una sola nota sul Mi grave? Se può esserti utile, un chitarrista che conosco che vanta oltre 20 anni di esperienza live nonostante un altro lavoro, la famiglia e gli impegni vari ha scelto di prendere lezioni ed è contentissimo. Quindi mai dire mai! Grazie davvero per il tuo commento!

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      Arrivederci 😉

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