• Gary Moore è stato uno dei più grandi chitarristi di sempre: capace di suonare il blues come pochi altri, di scrivere canzoni straordinarie (uno dei mie primi ascolti quando iniziai a suonare è stato Ballads&Blues, un suo greatest hits stupendo), ma anche di dare sfoggio di grandi qualità tecniche.

    Oggi parliamo di 5 tratti della sua personalità chitarristica, senza avere la pretesa di insegnarvi a suonare come lui, anche perché non potrei mai, ma semplicemente per conoscerlo meglio e provare a far propri alcuni trucchetti.

    1. Il suono

    Il suono è molto morbido, con una quantità di gain adatta ad ottenere note molto lunghe, con grande sustain.
    La chiave per il sustain è la chitarra e l
    a B&G Little Sister si è comportata molto bene anche in questi territori.
    Le note non possono chiudersi immediatamente, ma devono avere già una buona durata anche con il suono pulito o con un crunch leggero, come potete sentire nel video. Pur avendo due P90 il suono è molto convincente: lui utilizzava Les Paul, ma la piccola B&G ha saputo dire la sua.

    Parlando di timbrica il consiglio è di ricercare un timbro di stampo Marshall: si può ottenere sia dagli ampli che vanno in quella direzione, sia da pedali. In questo caso ho utilizzato il Super Plexi di Formula B che è ottimo, anche perché ha un suono particolarmente morbido, pur non rinunciando al “graffio” nel momento in cui si decide che ci si vuole spostare su territori più rock.

    2. Usate il pick up al manico

    Per ottenere il suo suono vi consiglio di sfruttare la morbidezza del pickup al manico, di modo da avere le alte più arrotondate

    3. Il rake

    Non è l’unico a farne un grande utilizzo (chi ha detto Zakk Wylde?), però sicuramente è un suo elemento caratteristico.
    Mettete il lato karatè della mano sul ponte, come se doveste fare il palm mute, per intenderci, e lasciate libera di suonare soltanto la corda su cui avete la nota che effettivamente deve suonare.
    A questo punto partite dall’ ultima corda (che sarà stoppata) e proseguite verso il basso: incontrerete tutte le altre corde, fino a quella che dovrà suonare.

    Il movimento dovrà essere molto rapido e sicuro, una specie di appendice iniziale che aggiungerà un po’ di “sporcizia” al vostro suono. Ma la sporcizia, in questo caso, può essere bella e utile!

    4. Le note infinite

    Per allungare la vita delle note può essere utile suonare con il volume della chitarra a metà, per poi aprirlo quando serve più sostegno. Un metodo semplice che può anche farvi risparmiare un pedale che faccia da booster: lo potete fare partendo con un suono più scarico e aggiungendo distorsione “a mano” 

    5.Raccogli le note dell’ accordo

    La pentatonica contiente solo 5 delle 7 note contenute nella tonalità in cui ci si trova. E le altre due?
    Se sono presenti nell’ accordo che stiamo suonando si possono aggiungere, ovviamente.

    Il mio consiglio è quello di partire mentalmente dalle posizioni della pentatonica andando ad integrare con le note “mancanti”.

    Come dicevo prima si possono usare le note “mancanti” se son presenti nell’accordo che sta suonando in quel momento.

    Esempio: D minore.

    Le note che lo compongono sono D | F | A , rispettivamente prima, terza e quinta.

    La presenza del F nell’ accordo che sta suonando ne sdogana quindi l’utilizzo e, anzi, vi incoraggio a cercare le note dell’ armonia perché sono quelle che cantano maggiormente.

    Come esercizio cercate una base con accordi semplici e provate ad atterrare su ogni accordo dapprima sulle toniche, poi sulle terze e poi sulle quinte.

    Sicuramente, con il tempo, il vostro orecchio si abituerà a cercare questa sonorità 🙂

    5+

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